Dal Sovrintendente - Articolo sul Natale

 

VERITÀ A DISPETTO DELLE TENDENZE E DELLE TRADIZIONI
(di Salvatore Arcidiacono)
 
 
Nei giorni in cui viviamo è considerato quasi offensivo parlare di verità. Si preferisce il politicamente corretto, la mezza verità, la menzogna a fin di bene o la verità che non offende.
La verità ha assunto una connotazione di relatività. Non si accetta più l’idea che qualcuno dica la verità che noi non abbiamo o che non condividiamo; di conseguenza si fa più comodamente riferimento alla “propria” verità. Quella che fa più comodo e che in ogni caso non disturba il nostro equilibrio di tradizioni e convinzioni a cui ci si è abituati o con cui si è cresciuti.
 
Gesù ebbe a che fare con questo tipo di tendenza. In Marco 7:5-9 leggiamo:  Poi i farisei e gli scribi gli domandarono: Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli anziani, ma prendono il cibo senza lavarsi le mani?. Ma egli, rispondendo, disse loro: Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me.  Ma invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini". Trascurando, infatti, il comandamento di Dio, vi attenete alla tradizione degli uomini: lavatura di brocche e di coppe; e fate molte altre cose simili. Disse loro ancora: Voi siete abili nell'annullare il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione.
Gli scribi e farisei sollevarono una giusta obiezione. Il problema, però, era che quelle persone, con il pretesto della tradizione, avevano annullato il comandamento di Dio - avevano messo Dio da parte per fare spazio alla tradizione. E notate, Gesù disse loro che erano abili nel farlo.
 
L’apostolo Paolo avvertì la stessa tendenza mettendo in guardia la Chiesa. In Colossesi 2:8 leggiamo: Guardate che nessuno vi faccia sua preda con la filosofia e con vano inganno, secondo la tradizione degli uomini, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo, poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità.
 
Quello che l’apostolo disse è che c’era il pericolo di divenire preda di filosofia, inganno e tradizione. C’era il pericolo che Cristo, in cui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità, sarebbe stato, nella mente e vita dei cristiani, neutralizzato e dimenticato a causa degli elementi del mondo (filosofia, inganno, tradizione degli uomini). E non era un pericolo da sottovalutare.
 
La cosa triste e preoccupante è che nulla è cambiato in meglio. Oggi più che mai, c’è la forte tendenza a lasciarsi trascinare dal qualunquismo e ad acquisire usi e modi d’essere il cui fine è quello di annebbiare Cristo. Il pericolo è più forte che mai e le parole di Cristo e di Paolo continuano ad echeggiare inascoltate. In molti ambienti cristiani sono sempre più visibili elementi di ovvia provenienza pagana in nome della tradizione. Badate che non ho nulla contro le tradizioni! Però è essenziale che le tradizioni non siano contro Dio e la Sua Parola. Nell’istante in cui la tradizione entra in conflitto con Cristo, noi dobbiamo abbandonarla e dobbiamo scegliere di seguire colui in cui c’è tutta la pienezza della Deità.
 
Visto il periodo dell’anno, desidero evidenziare alcuni aspetti della tradizione della natività – il Natale.
Innanzi tutto è da ricordare che nella Bibbia e nella storia dei primi 2 secoli della Chiesa non c’è alcuna allusione al fatto che i cristiani celebrassero la ricorrenza della nascita di Cristo. Inoltre la Bibbia non dice la data della nascita di Gesù. Quello che leggiamo nella Bibbia, implica che quale che fu la data della sua nascita, non poteva essere il 25 dicembre. Quando gli angeli annunciarono la Sua nascita ai pastori di Bethlehem, stavano guardando il loro gregge di notte e all’aperto. I pastori della Giudea non erano soliti guardare il gregge di notte all’aperto dopo il mese di ottobre. Questa osservazione è unanimemente accolta da studiosi e commentatori. È anche da ricordare che Gesù nacque durante il viaggio che Giuseppe e Maria stavano facendo come il resto del popolo per andare ad essere censiti. C’erano donne, bambini, anziani e certamente il periodo invernale non sarebbe stato l’ideale.
 
Nell’ambito della Chiesa Cristiana non si parlò mai della festa della natività. Solo dopo il 200 d.C. si cominciò a parlarne, e nel quarto secolo guadagnò una forte popolarità. Ma da dove venne fuori il 25 dicembre? Molto prima del quarto secolo, e molto prima della stessa era cristiana, tra i pagani si celebrava una festività il 25 di dicembre in onore della nascita del figlio della regina del cielo Babilonese. La chiesa Romana, per conciliare i pagani ed ingrossare il numero degli aderenti formali alla Cristianità, adottò la festività limitandosi a darle il nome di Cristo. La tendenza della chiesa a scendere a compromesso per andare incontro ai pagani, fu sviluppata molto presto. Lo stesso Tertulliano, verso il 230 d.C., lamentava amaramente l’inconsistenza dei discepoli di Cristo  evidenziando allo stesso tempo la rigida fedeltà dei pagani alle loro superstizioni e tradizioni. “Noi” dice Tertulliano, “che siamo estranei ai Sabati ed alle festività una volta grate a Dio, adesso ci rendiamo partecipi di festività come la Saturnalia (festa dedicata a Saturno) e la Matronalia (festa che i pagani celebravano la vigilia del 25 Dicembre). C’è un incredibile scambio di doni, si fanno celebrazioni e banchetti senza sosta; oh, quanto più fedeli sono i pagani alla loro religione prestando particolare attenzione a non adottare nessuna solennità dei Cristiani.”
 
Uomini integri fecero del loro meglio per contrastare la tendenza verso il paganesimo, ma a dispetto dei loro sforzi, l’apostasia andò avanti, fino a quando la Chiesa, ad eccezione di una minoranza, fu sommersa dalle superstizioni e tradizioni del paganesimo.
 
Che la festa della natività era originariamente una festa pagana, non ci sono dubbi.
  • In Egitto, il figlio di Isis, titolo Egiziano per la regina del cielo, nacque il 25 dicembre (data di celebrazione della sua natività).
  • In molte tradizioni pagane, il 25 dicembre si celebrava la nascita del gran liberatore (questo secoli prima della venuta del Messia).
  • I Sabei di Arabia celebravano nello stesso periodo la nascita del dio Luna (consideravano la luna al maschile). Sembra che il nome del dio luna in medio oriente fosse Meni e che Gad fosse il nome del dio sole. (vedi Isaia 65:11).
  • I Babilonesi, che avevano come oggetto di adorazione preferito il sole, celebravano la sua incarnazione il 25 dicembre. Nel sistema religioso Babilonese il sole o Baal era il solo ed unico dio. Quando Tammuz era adorato come l’incarnazione di dio, ciò rendeva implicito che era una incarnazione del sole.
  • A Roma era la festa di Saturno.
 
E l’albero di Natale? Il falò della vigilia? E il presepe? Molto più spazio sarebbe necessario per trattare in modo esauriente tutti questi aspetti, ma cercherò di rispondere in modo molto sintetico. Tra l’altro chiunque può verificare personalmente anche con una semplice ricerca su internet.
 
  • La vigilia del 25, i pagani celebravano la morte del gran dio che era stato fatto a pezzi dai suoi nemici (ogni nazione pagana aveva la sua narrazione di come il loro dio era stato ucciso) – il falò, che i pagani facevano il giorno 24, rappresentava il corpo del loro dio a pezzi.
  • Il giorno 25 mattina mettevano su un albero che rappresentava la nascita o rinascita (incarnazione) del loro dio. In Egitto l’albero era una palma, a Roma era un abete.
  • Il presepe fu “cristianizzato” da Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione vivente della Natività. Il primo presepe scolpito, di cui si ha notizia, fu realizzato da Arnolfo di Cambio fra il 1290 e il 1292.
Il significato originario del presepe è in diretta relazione con la figura dei lari, radicata nella cultura etrusca e latina. I lari erano gli antenati defunti che, secondo le tradizioni romane, vegliavano sulla famiglia. Ogni antenato era rappresentato con una statuetta, solitamente di ceramica. Le statuette erano messe in delle nicchie e, in occasioni particolari, venivano onorate con l'accensione di una fiammella. Il 20 dicembre, cinque giorni prima del Natale, si celebrava la festa detta Sigillaria, durante la quale i parenti si scambiavano in dono le statuette dei familiari defunti come segno di buon auspicio. I bambini, in attesa del Natale, pulivano le statuette e le sistemavano in un paesaggio pastorale in miniatura. Nella vigilia del Natale, la famiglia, riunita davanti al presepe, invocava la protezione degli antenati e lasciava ciotole con cibo e vino. Il mattino seguente, al posto delle ciotole, i bambini trovavano giocattoli e dolci, "portati" dai loro nonni e bisnonni defunti.
 
La mia personale osservazione è che molti cristiani dovrebbero prendere coscienza del fatto che, sol perché una tradizione o festività è denominata con attributi “cristiani”, non significa che è tale. Così come disse Gesù, alcuni sono stati “… abili nell'annullare il comandamento di Dio, per osservare la propria tradizione.”
Ritengo che forzare Gesù in tradizioni pagane, non sia affatto diverso dalla bestemmia. “…che nessuno vi faccia sua preda con la filosofia e con vano inganno, secondo la tradizione degli uomini, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo, poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità.
 
Non facciamoci influenzare dalle tendenze vecchie e nuove del mondo in cui viviamo. Manteniamo la nostra fedele adesione alla Parola di Dio!
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