Dal Sovrintendente - Articolo sulla Pasqua

 

LA PASQUA
(di S. Arcidiacono)

“Togliete via dunque il vecchio lievito, affinché siate una nuova pasta, come ben siete senza lievito; la nostra Pasqua infatti, cioè Cristo, è stata immolata per noi.” (1 Corinti 5:7).

Gesù celebrò l’ultima Pasqua con i suoi discepoli. È chiaro che il contesto era quello Israelita e quindi si parla della Pasqua che era stata istituita da Dio come ricordanza della liberazione d’Israele dalla schiavitù Egiziana. Pasqua significa passar oltre. L’angelo della morte, nella notte quando tutti i primogeniti Egiziani furono fatti morire, quando vedeva il sangue dell’agnello sugli stipiti e gli architravi delle case dei figli d’Israele, passava oltre senza far morire i primogeniti.

Per Israele quindi, la celebrazione della Pasqua era un ricordare che Dio li aveva liberati dalla schiavitù. L’agnello o il capretto che dovevano mangiare era simbolico del Cristo che sarebbe venuto per diventare il sacrificio per i peccati del mondo. Quando secoli più tardi Giovanni Battista introdusse Gesù, disse: “Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.” In Cristo si ha l’adempimento di ciò che era simbolico. Egli è l’agnello che è stato sacrificato una volta per tutte e per tutti. “…che non ha bisogno ogni giorno, come quei sommi sacerdoti, di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, poiché egli ha fatto questo una volta per tutte, quando offerse se stesso.” (Ebrei 7:27).

Paolo dice chiaramente che la nostra Pasqua è Cristo. È lui che ci ha liberati dalla schiavitù del peccato ed è il suo sacrificio che dobbiamo ricordare. A tale scopo Gesù istituì la Santa Cena o comunione. “Poi prese il calice, rese grazie e disse: Prendete questo e dividetelo fra di voi, perché io vi dico che non berrò più del frutto della vigna, finché il regno di Dio sia venuto. Poi, preso il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo:Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me.” (Luca 22:17-19).

Ma allora se la nostra Pasqua è Cristo, qual è il senso di ciò che viene celebrata come la Pasqua?
Iniziamo dai quaranta giorni che precedono la pasqua, la cosiddetta quaresima. La quaresima fu presa in prestito dagli adoratori della dea Babilonese Astarte, e veniva praticata in primavera. Gli Egiziani osservavano i quaranta giorni della quaresima per commemorare Adonis o Osiris. Per conciliare i pagani alla cristianità nominale, Roma, seguendo la sua consueta pratica, prese misure per portare il Paganesimo e la Cristianità ad una stretta di mano. Durante la quaresima i pagani facevano pratica di atrocità che non possono essere neanche nominate, e la chiesa di Roma non ebbe nessun tipo di difficoltà a far sua una tale celebrazione.

Poi ci sono le uova pasquali che facevano parte dei riti Caldei, e le ciambelle pasquali che erano usate per l’adorazione di Ishtar (Astarte). L’uovo pasquale era simbolicamente, per i pagani, il mezzo che Astarte usò per salvare l’umanità dal diluvio. La chiesa di Roma adottò l’uovo mistico di Astarte e lo consacrò come il simbolo della resurrezione di Cristo.
Perfino una forma di preghiera fu creata, per essere usata in relazione all’uovo pasquale, da papa Paolo V:- “Benedici, o Signore, ti preghiamo, questa tua creatura di uova, che noi mangiamo in memoria del nostro Signore Gesù Cristo, ecc..

Le origini dell’uovo pasquale sono molto chiare. Gli antichi Druidi avevano un uovo come simbolo sacro del loro ordine.
Nella Dionisiaca, o misteri di Bacco, così come si celebrava in Atene, una parte della cerimonia notturna consisteva nella consacrazione di un uovo. Gli Hindu celebrano il loro uovo di color oro. I Giapponesi fanno le loro uova sacre di bronzo. In Cina, uova colorate o dipinte sono usate durante le loro festività sacre. Nell’antichità, nei riti religiosi degli Egiziani e dei Greci, le uova venivano appese nei loro templi per ragioni di natura mistica. In molte nazioni vengono usati arance o melograni insieme alle uova.

Ai giorni di Tertulliano, anche se la festività non era stata istituita dagli apostoli ne tantomeno celebrata dai primi cristiani, c’erano cosiddetti professanti cristiani che celebravano la Pasqua in concomitanza con la Pasqua Ebraica. La celebrazione non era di natura idolatra e nel loro intento voleva commemorare la morte e la resurrezione di Gesù Cristo. Ben presto però ci fu un adeguamento alle pratiche pagane collegando la la festività alla celebrazione della quaresima – pratica squisitamente pagana per l’adorazione della dea Babilonese. La quaresima aveva inizio tre giorni dopo l’equinozio di primavera ed era celebrata, in Egitto, in onore del dio sole.

Socrate, l’antico storico ecclesiastico, dopo un lungo resoconto di come la pasqua era celebrata in diverse parti del mondo dei suoi giorni - quinto secolo - concluse dicendo: Quanto scritto sembra essere più che sufficiente per provare che la celebrazione della festa della Pasqua iniziò ovunque come usanza e non per comandamento di Cristo o degli Apostoli. (Historia Ecclesiastica, lib. V. cap. 22.)

Usando le parole di Paolo, dobbiamo dire che “Cristo è la nostra Pasqua”. Egli è il nostro Salvatore di ogni giorno ed è Lui l’agnello che è stato immolato una volta per tutte e per tutti. Dobbiamo avere il coraggio di rifiutare il paganesimo “vestito” di cristianità.

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